Still life
Salad and pink marble from Verona (Italy)

The photographic project was born from a series of interviews with workers in some pink marble quarries called pink marble of Verona, in Valpolicella. The workers denounce the crisis in the national construction sector that is causing the closure of many mining activities, they denounce the shortage of labor and the consequent loss of a thousand-year historical heritage.
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The photograph brings into dialogue a discarded fragment of pink marble and a head of Verona pink radicchio, as if merging and blending, their textures interweaving until they become a single object. The marble, as an immobile remnant, speaks of the silent labor of artisans—guardians of a body of knowledge that is slowly eroding. The salad, ephemeral and perishable, embodies the fragility of the agricultural world, forced to bend to the logic of consumption.
A dialectic unfolds between what endures and what is consumed, between the solidity of the manufactured object and the transience of the living.
The image thus becomes a silent manifesto for the need to preserve the knowledge, gestures, and practices that constitute the material and immaterial heritage of a community.

Insalata e marmo rosa di Verona
Il progetto fotografico nasce da una serie di interviste con i lavoratori di alcune cave di marmo rosa, chiamato marmo rosa di Verona, in Valpolicella. I lavoratori denunciano la crisi del settore edilizio nazionale, che sta causando la chiusura di molte attività estrattive; denunciano inoltre la carenza di manodopera e la conseguente perdita di un patrimonio storico millenario.
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La fotografia mette in dialogo un pezzo di scarto di marmo rosa e un cespo di radicchio rosa di Verona come a mescolarsi, a confondersi con le loro trame fino a divenire un unico oggetto. Il marmo, come residuo immobile, racconta la fatica silenziosa degli artigiani, custodi di un sapere che lentamente si erode. L’insalata, effimera e deperibile, incarna la fragilità del mondo agricolo, costretto a piegarsi alle logiche del consumo.
Una dialettica tra ciò che permane e ciò che si consuma, tra la solidità del manufatto e la transitorietà del vivente.
L’immagine diviene così un manifesto silenzioso della necessità di preservare i saperi, i gesti e le pratiche che costituiscono il patrimonio materiale e immateriale di una comunità.